Età crispina e giolittiana

L’ITALIA DALL’ETA’ CRISPINA ALL’ETA’ GIOLITTIANA

1887/1896: ETA’ CRISPINA

Alla morte di Depretis, gli succede un altro esponente della Sinistra, Francesco Crispi, che domina quest’epoca, tanto da essere definita “età crispina”. Ex mazziniano trasformatosi in nazionalista, è presidente del Consiglio una prima volta tra il 1887 e il 1892, una seconda tra il 1893 e il 1896. Durante il suo mandato Crispi porta avanti una politica fortemente autoritaria per risolvere i contrasti con i movimenti socialisti, con i sindacati e per sedare le numerose ribellioni che si sviluppano in questi anni. Ricordiamo che i cambiamenti sociali ed economici di fine secolo, che stanno facendo sviluppare l’Italia in chiave industriale (soprattutto al Nord), si fanno sentire anche in campo politico: si afferma una nuova classe, quella operaia, rappresentata da un nuovo partito, il Partito Socialista Italiano (PSI), fondato nel 1892 da Filippo Turati e Anna Kuliscioff.
Torniamo a Crispi: per placare le rivolte non esita ad usare il pugno di ferro, come nel caso della Rivolta dei Fasci Siciliani del 1894, movimento di ispirazione socialista che aveva guidato rivolte contro il rincaro del grano e per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori delle miniere di zolfo. Crispi proclama lo stato d’assedio e reprime duramente la rivolta, dichiarando illegale il PSI e denunciando i capi dei Fasci Siciliani alla Corte Marziale.

LA CRISI DI FINE SECOLO

Anche i successori di Crispi portano avanti una politica autoritaria. Il caso più grave si ebbe nel 1898, in occasione delle rivolte contro il caro vita avvenute in molte città italiane. A Milano, il generale BAVA BECCARIS ordina di sparare sulla folla inerme di dimostranti causando ufficialmente 80 morti (300 secondo le opposizioni), anche donne e bambini. Il generale viene decorato con la più alta medaglia al merito e seguono vari arresti tra gli ispiratori della rivolta, nonché la chiusura di giornali, sindacati e partiti di opposizione.
Come reazione, nel 1900 l’anarchico GAETANO BRESCI uccide a Monza il RE UMBERTO I, a cui succede VITTORIO EMANUELE III, che resterà sul trono fino al 1946.

L’ETA’ GIOLITTIANA

Per età giolittiana si intende il periodo tra il 1901 e il 1914, caratterizzato dalla presenza politica di Giovanni Giolitti (esponente del partito liberale) che è varie volte presidente del Consiglio o ministro, segnando profondamente gli anni in questione. Dotato di grande esperienza politica, ha già guidato un governo nel 1892, durante l’età crispina.
Agli inizi del ‘900 l’Italia vive una stagione di grandi agitazioni sociali e Giolitti porta avanti una strategia politica basata su:
1. imparzialità del governo di fronte alle controversie tra lavoratori e imprenditori
2. dialogo con sindacati (associazioni di lavoratori)
3. ricerca di accordi parlamentari con socialisti e cattolici

LE RIFORME DI GIOLITTI

– 1912: SUFFRAGIO UNIVERSALE MASCHILE: votano tutti gli uomini, anche i nullatenenti e gli analfabeti, purché con più di 30 anni e con servizio militare svolto. Già con Depretis si era passati dal 2% al 6-9%. Ora gli elettori sono 8 milioni e mezzo.
– RIFORME SOCIALI: sancisce libertà di organizzazione sindacale e politica (nascono CGIL, Lega Industriale); sancisce diritto di sciopero; vara provvedimenti per garantire tutela dei lavoratori (età minima per lavorare: 12 anni; cassa di previdenza per vecchiaia e maternità; assicurazione contro infortuni; riposo domenicale). Sono provvedimenti per tutelare i lavoratori e migliorare le condizioni di vita, affinché non ci siano scontri con imprenditori, per mantenere pace sociale. Giolitti pensa che solo così l’Italia si possa sviluppare. Con la CLASSE OPERAIA, diffusa soprattutto al NORD, mantiene dunque un VOLTO APERTO E DEMOCRATICO.

Nei confronti del SUD, invece, viene accusato di avere un ATTEGGIAMENTO CORROTTO E SENZA SCRUPOLI, per cui viene definito dallo storico Gaetano Salvemini MINISTRO DELLA MALAVITA (in realtà Salvemini rivedrà parzialmente la sua posizione). Giolitti viene accusato di controllare le elezioni politiche tramite i prefetti (rappresentanti del Governo), facendo in modo che vengano eletti uomini politici a lui legati, in cambio di favori. Viene accusato di impedire che gli avversari tengano comizi e di falsificare i risultati elettorali, utilizzando anche la malavita, per garantirsi in Parlamento il sostegno di uomini a lui fedeli.
Giolitti si difende sempre da tali accuse, sostenendo di utilizzare i volti del Sud per attuare riforme a beneficio dell’intero paese.
Per questo duplice atteggiamento nei confronti del Nord e del Sud, la sua POLITICA viene definita DEL DOPPIO VOLTO.

LA POLITICA ESTERA

LA TRIPLICE ALLEANZA

Nel 1882 l’Italia aveva stretto la Triplice Alleanza con Austria e Germania, ottenendo il riconoscimento del suo assetto nazionale dopo la presa di Roma nel 1870. L’alleanza, confermata da Giolitti, ha valore solo DIFENSIVO: solo se uno dei contraenti fosse stato attaccato, gli altri sarebbero intervenuti. Questo aspetto rimane intatto nelle successive stesure, e consentirà all’Italia di non entrare, nella I guerra mondiale, a fianco di Austria e Germania, ma di capovolgere il sistema delle alleanze.
L’alleanza con l’Austria non è vista di buon occhio dagli irredentisti, cioè coloro che vogliono annettere all’Italia le cosiddette “terre irredente” ancora in mano all’Austria (Trento e Trieste)

L’ESPANSIONE COLONIALE: LA GUERRA DI LIBIA (1911-12)

Giolitti riprende la politica coloniale dei suoi predecessori (che aveva avuto come obiettivi l’Abissinia, l’Eritrea, la Somalia), per far affermare l’Italia come grande potenza coloniale internazionale, anche perché l’opinione pubblica chiede nuovi territori dove far lavorare braccianti del Sud (colonie di popolamento per assorbire manodopera italiana) e nuovi mercati per i prodotti italiani e i nazionalisti chiedono una politica estera aggressiva.

Il principale obiettivo di Giolitti è la Libia, che appartiene all’impero turco. Nel 1911 vengono mobilitati 200mila uomini e dopo un duro anno di guerra la Libia viene piegata. Nel 1912 viene firmata la pace: all’Italia vanno la LIBIA e il DODECANESO, tra cui l’isola di Rodi (isole greche, allora sotto la Turchia).
La Libia non è però un buon acquisto: definita “scatolone di sabbia”, non ha grandi risorse (gas e petrolio non sono ancora stati scoperti) e i costi della guerra e degli investimenti in campo agricolo sono elevatissimi. La conquista della Libia di fatto indebolisce il governo Giolitti.

IL PANORAMA POLITICO INTERNO

È caratterizzato da
NAZIONALISTI: gruppi di destra che auspicano un governo forte, autoritario, e una nazione aggressiva, che si sappia imporre sul panorama internazionale con una politica imperialista e coloniale. Esigenza di una nazione forte guidata da un governo forte, che si imponga in politica estera sulle altre nazioni anche con la guerra e in politica interna sui socialisti, contro le rivendicazioni operaie.

SOCIALISTI: fondato nel 1892 da Turati e Kuliscioff, il PSI presenta due tendenze:
– RIFORMISTA (Turati,): la società deve essere cambiata trasformando il sistema dall’interno, con riforme, alleandosi con borghesia, i liberali; questa ala inizialmente appoggia il governo Giolitti, anche se Turati non entra al governo, nonostante le richieste di Giolitti stesso.
– RIVOLUZIONARIA O MASSIMALISTA (Mussolini): la società borghese deve essere scardinata, non è possibile attuare riforme all’interno dello stato borghese ma esso deve essere rovesciato tramite la rivoluzione.
All’interno del PSI le fazioni si scontrano più volte e al CONGRESSO DI REGGIO EMILIA (1912), dopo un violento scontro, i massimalisti guidati dal giovane direttore dell’Avanti Mussolini mettono in minoranza i riformisti. Da questo momento il PSI porta avanti una politica basata sull’azione diretta, anche violenta, e sullo sciopero generale.

CATTOLICI
Il “Non expedit” di Pio IX , confermato dal successore Leone XIII, impediva ai cattolici di votare e farsi eleggere.
Sotto la spinta della modernizzazione e dei mutamenti sociali, però, si assiste a un forte impegno dei cattolici nella società. Importantissima fu l’enciclica (lettera di un papa a tutti gli uomini di chiesa su un tema di particolare importanza in campo sociale) di Leone XIII, la “Rerum novarum” (1891). Nella nuova società industriale il papa riflette sulle questioni sociali, proponendo una soluzione diversa del conflitto tra operai e borghesi. Non poteva accettare né la lotta violenta proposta dai socialisti rivoluzionari, né l’eccessivo sfruttamento degli operai da parte dei capitalisti. Secondo il papa tra capitalisti e operai ci deve essere cooperazione, accordo.
Dopo la Rerum Novarum i cattolici si impegnano maggiormente nella società attraverso una fitta rete di organizzazioni e associazioni cattoliche, come i sindacati cattolici, le cooperative bianche, l’Azione cattolica.
Gli esponenti principali di questo movimento cattolico sono DON ROMOLO MURRI e DON DAVIDE ALBERTARIO, che animano un progetto politico di partecipazione dei cattolici alla vita politica. Tale progetto si scontra però con il “non expedit”, e bisognerà attendere il 1919 (cancellazione del non expedit) per la fondazione di un vero partito, il Partito Popolare di Don Sturzo, che nel 43 diventerà la DC di De Gasperi.

IL PATTO GENTILONI

Giolitti ha sempre tentato di coinvolgere le forze cattoliche nel suo progetto politico e stipula nel 1913 un accordo con i cattolici guidati dal conte Gentiloni, che offre il suo appoggio ai candidati liberali che intendono salvaguardare le esigenze della Chiesa in funzione antisocialista. Con questo patto alle elezioni del 1913 vengono eletti, tra i deputati liberali, molti rappresentanti cattolici.

NEL 1914 FINISCE L’ETA’ GIOLITTIANA

La guerra di Libia indebolisce di molto Giolitti, anche perché l’Italia attraversa una forte crisi economica. Giolitti preferisce dimettersi e il Re chiama alla presidenza del Consiglio SALANDRA, un conservatore che però non porta avanti la politica di Giolitti nei confronti dei disordini sociali, anzi reprime con l’esercito le rivolte della SETTIMANA ROSSA in Romagna e Marche (1914) guidate tra gli altri da Mussolini. Durante il governo Salandra, inoltre, l’Italia è teatro di clamorose manifestazioni di massa a favore dell’intervento italiano nella I guerra mondiale (le cosiddette “radiose giornate di maggio” del 1915, animate tra gli altri da d’Annunzio).

Età crispina e giolittianaultima modifica: 2009-02-21T09:14:17+00:00da steam65
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